IL PECORINO AFFONDA IL PARTITO DEMOCRATICO

Massimo Zedda è stato un buon amministratore a Cagliari. Ma di questi tempi non basta. Stare in coalizione con il Partito Democratico non è un buon affare. Con i pastori sardi in rivolta per il prezzo del latte diventa un peccato imperdonabile guidare una coalizione reduce di cinque anni al governo della Sardegna.

Così le elezioni regionali dell’isola, per le quali gli exit-poll erroneamente davano un testa a testa tra i due poli di centrodestra e centrosinistra, si trasformano in un de profundis per tutti coloro che speravano nella vittoria di Zedda per rilanciare il centrosinistra e con esso, ciò che ancora rappresenta il Partito Democratico. Eppure la bassa affluenza lasciava immaginare presagi diversi.


Il voto quasi plebiscitario premia con numeri inaspettati il rivale Christian Solinas quasi al 50%, a capo di una coalizione di centrodestra con dodici liste ed un esercito di candidati in più rispetto alle otto liste a sostegno di Zedda.

I numeri contano, eccome, specie quando il campo di battaglia è circoscritto ad ambiti territoriali ristretti. Dapprima l’esito del voto in l’Abruzzo ha lanciato l’allarme di una tendenziale ondata fascistoide che sta attraversando l’Italia facendo avanzare le destre più aggressive e pericolose. La Sardegna ora conferma di gran lunga questa triste e sconcertante epoca storica vissuta dalla nostra Repubblica. 

Altra prova inconfutabile è la timida prestazione del M5Stelle che nella tornata sarda supera di poco il 10% proprio perché la sua proposta politica dell’”uno contro tutti” non è più così originale e credibile. Accordarsi infatti con la Lega sottoscrivendo un contratto di Governo sbilanciato sui capricci dell’alleato Salvini, del quale prima i grillini gridavano peste e corna, non ha portato maggiori consensi. Tutt’altro. 
In politica i peccati si pagano ma gli errori di più.
Tornando a sinistra, se si spera ancora di potersi affidare al PD, che più degli altri ne ha tradito i valori, vuol dire che le lezioni della storia pesano meno delle cocenti recenti sconfitte.

Questa classe dirigente che ha fatto sprofondare un patrimonio nazionale di valori, ideali e militanti ha solo una cosa da fare: il dovere morale di sparire.

Diversamente più in basso rimane che scavare. E si scaverà fin quando una nuova generazione politica emergente non vorrà venire fuori, lontana dai metodi, dagli apparati, dai personaggi che ne hanno alienato la presenza tra la gente e le simpatie popolari, in particolare privando il popolo di sinistra della voglia di continuare a combattere.

Posted: 26 Feb 19 By: Category: Blog Letto 1592 volte

Redazione

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