DINANZI AL TENTATIVO DI RIABILITARE CRAXI 20 ANNI DOPO LA MORTE, NOI PREFERIAMO RICORDARE BERLINGUER DI 20 ANNI PRIMA.

Di Michele Tripodi. E’ singolare che oggi i media rivalutino la figura di Bettino Craxi, ultimo protagonista della stagione della cosiddetta Prima Repubblica, da segretario del Partito Socialista Italiano. Il film Hammamet ha certamente aperto un dibattito sul tramonto del PSI e del suo caro leader, costretto a riparare in Tunisia dopo gli scandali di Tangentopoli. 

A vedere lo scadimento del livello culturale e del dibattito politico attuale, la statura di Craxi e di ogni altro politico della Prima Repubblica emerge quasi naturalmente.

Tuttavia questo non può, non deve cancellare le ragioni storiche che ne segnarono tutta la sua esistenza, dalla sua ascesa al suo impegno, dalle sue condanne fino all’esilio volontario.

Craxi ha scelto di sfuggire alla giustizia per aver commesso una serie di reati di corruzione che oggi, con la legge Severino, non consentirebbero nemmeno ad un amministratore locale, in attesa di sentenza definitiva, di stare seduto su una più piccola poltrona.

Eppure le sentenze definitive di condanna per Craxi furono due: quella per le tangenti Eni-Sai e quella per le tangenti della Metropolitana milaneseA questo si aggiunga la prescrizione intervenuta sul processo All Iberian per il quale Craxi fu condannato in primo grado a 13 anni insieme a Silvio Berlusconi.

Insomma un curriculum di tutto rispetto che però, nello stagno della politica nostrana, fa venire a galla le sue doti di statista.

Ora ci chiediamo. Ma se la riabilitazione di Craxi fa tendenza anche al cinema, quando lo sarà in politica la storia pulita del compagno Enrico Berlinguer?

Enrico Berlinguer fu odiato a morte dal PSI, tanto che lo stesso Craxi osò, dopo la sua morte, recriminare con il Presidente della Repubblica e suo compagno di partito Sandro Pertini, che mise a disposizione il volo di stato per trasferire a Roma il feretro del compianto Enrico.

E’ che probabilmente il PD di oggi annovera al suo interno un numero maggiore di esponenti che si richiamano a certe abitudini o, per essere più buoni, a quella stagione del riformismo, inventata da Craxi. Riformismo che nella sua parafrasi ha finito per coincidere con liberismo in economia e tragedie per i lavoratori come quella dell’abolizione della scala mobile. In tale scenario “disilluminato” ad oscurarsi nella flemmatica apologia che il PD fa di Berlinguer è la questione morale introdotta da Enrico nella fase che precedette Tangentopoli.

Nell’intervista ad Eugenio Scalfari il segretario del PCI apostrofò la partitocrazia che stava deformando la democrazia italiana. Le istituzioni sono – dovrebbero essere – depositarie dell'interesse generale dello Stato, mentre i partiti sostengono ciascuno la propria visione del bene comune e su quella base chiedono il consenso dei cittadini. I partiti cioè debbono essere strumenti di comunicazione tra il popolo degli elettori e le istituzioni, dunque tra la società, i ceti sociali e le categorie professionali che la compongono, i loro legittimi interessi dei quali reclamano la tutela, e le istituzioni che rappresentano lo Stato e la comunità nel suo insieme. La società esprime interessi del presente, le istituzioni debbono avere invece una visione più lunga che guarda anche al futuro dei figli e dei nipoti. Questa è la differenza che richiede una mediazione costante tra presente e futuro, garantita dall'autonomia delle istituzioni. Se i partiti le occupano questo equilibrio si rompe, la democrazia si deforma e il populismo invade lo Stato. È dunque necessario difendere le istituzioni dalla partitocrazia che le ha invase”.

Con le parole di Enrico Berlinguer fece irruzione nella scena politica una grande questione nazionale, appunto la questione morale, che oggi non può essere trascurata nella riapertura dei libri di storia né può essere riscritta a singhiozzi.

Per tali ragioni, anzi fatti, a noi piace ricordare il mese di gennaio per un’altra data e, pur avendo rispetto per la morte di ciascuno, essa non è il 19 gennaio ma il 21 gennaio 1921, quando cioè durante il 17° Congresso del Partito Socialista italiano, la delegazione di sinistra guidata da Amedeo Bordiga decise di abbandonare i lavori, dividere il PSI e fondare, in contrapposizione, il partito Comunista d’Italia. 

Questa é storia che non ha bisogno di riabilitazioni. Viva il Partito Comunista italiano, viva Enrico Berlinguer

Posted: 20 Gen 20 By: Category: Blog Letto 937 volte

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Redazione

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